Raccontare
quello che Cocuzzo riesce a dire e a fare davanti al pubblico che rimane
avvinto dai suoi racconti, e' cosa ardua. Piu' facile e' invitare
l'eventuale interlocutore a uno degli spettacoli (rari) che lui tiene
durante l'anno. Fulvio si presenta quasi sempre con la sua chitarra senza
nessun altro musicista che l'accompagna. E' difficile infatti seguirlo
lungo un sentiero fatto di parole e canzoni continuamente interrotte
da chiarimenti, aneddoti, citazioni. Dopo una canzone propone una
poesia in dialetto prendendola a prestito da "anonimi del '600, '700,
'800" e da Coletti il poeta sandonatese. E anche queste poesie sono piene
di spiegazioni, aneddoti. Poi ritorna con una canzone delle sue e cosi'
via. La serata scorre senza che ci si accorga del passare del tempo. E'
incredibile come riesca a tenere incollata alle sedie per due ore la gente
che viene a sentirlo. E alla fine della serata viene spontaneo dire, come
lui canta in "Abbregnatevenne", "Chempa' pure massera, la seme
attennata, pazienne pazienne". Provare per credere.