Terra di farabutti e santi,

di grandi artisti e briganti,

 galantuomini e contadini.

 

Lo spettacolo

 

- Repertorio

Non si tratta di un solo spettacolo ma di più spettacoli in uno. Attraverso un vasto repertorio di canzoni, poesie, monologhi, aneddoti, racconti e pezzi teatrali, in gran parte delle stesso Cocuzzo ma anche di tradizione popolare o ricerca storica, lo spettatore viene condotto nel vissuto degli ultimi due secoli di “Terra di Lavoro” focalizzando l’attenzione sulle dominazioni subite dalle popolazioni locali, sulle storie di brigantaggio ed emigrazione, su aspetti caratterizzanti la vita di paese, su personaggi usi e costumi in gran parte presenti ancora oggi nella cultura popolare.

- Linguaggio

Vengono utilizzati idioma e frasari dialettali tipici della gente di “Terra di Lavoro” simultaneamente tradotti attraverso pause teatrali ed improvvisazioni con approfonditi excursus in temi storici, linguistici e filosofici.

- Struttura ed impianto scenico

Vastità e varietà dei temi consentono un facile adattamento alla platea di ascolto non trascurando le eventuali finalità didattiche. Ampiamente collaudata la formula del “monologo”, con il solo Cocuzzo protagonista assoluto della scena, lo spettacolo può essere proposto anche con altri attori e musicisti essendo  stato appositamente rielaborato.

 

Il cantastorie

 

 

Cantautore, cantastorie, poeta, rimatore, attore, commediografo, burattinaio   e professore: da anni Fulvio Cocuzzo cattura e trascina il suo pubblico in mille storie senza respiro, che rapisce e travolge con il martellante succedersi di canzoni, sonetti, poesie e massime filosofiche, tutte in un dialetto reso comprensibile dalla sua stessa simultanea ed ironica traduzione che diventa, a sua volta, una nuova storia nella storia, in una catena senza fine di racconti, aneddoti, personaggi, scene di vita e pillole di saggezza popolare.

Come un falegname Cocuzzo, pialla e taglia, cuce e incolla, trasforma episodi, personaggi e luoghi, raccontando e creando scene a metà tra la fiaba ed il realismo, evocando, rivisitando e saccheggiando storie vere di un passato ancora presente.

Ed al pari di uno scalpellino della pietra Cocuzzo, attraverso la consacrazione artistica e linguistica dei nostri dialetti, scolpisce, scava e plasma soprattutto parole, che meritano di restare nella memoria di una indefinita terra di mezzo, confine culturale apparentemente anonimo ma, in realtà, perpetuo calderone di eventi, paesaggi, nostalgie, sofferenze, vinte rivolte e tragiche emigrazioni, in una eterna vita dal tempo inconcludente, che mai muta e scompare a poco a poco.

 

 

 

Dove affondano le radici le nostre storie

 

 

Nel 1927, con l’istituzione della provincia di Frosinone si decise di cancellare dalla cartina geografica la Provincia di Caserta e con essa l’Alta Terra di Lavoro, ossia quella striscia di territorio che da Sora passa per Cassino ed arriva sino a Formia.  Ma che cosa fu veramente soppresso, nella zona settentrionale del casertano, dopo quella decisione? Forse ben poco visto che  per secoli, sin dai tempi delle dominazioni romane, l’intera area fu terra di frontiera e passaggio di truppe d’occupazione (Romani, Bizantini, Goti, Longobardi, Normanni, Germanici, Aragonesi, Spagnoli, Austriaci, Francesi. Borboni, Piemontesi, Tedeschi, Inglesi ed Americani) che comandarono e depredarono lasciando alle popolazioni locali soltanto  povertà, miseria ed abbandono.

Oggi questa terra, dopo secoli di continue e diverse dominazioni, resta senza tipicità culturali che possano caratterizzarla e contraddistinguerla. La sua stessa denominazione, se andiamo a ritroso nel tempo, resta avvolta in termini indefiniti e poco significativi: Bassa Ciociaria? Lazio Meridionale? Basso Lazio? ex Terra di Lavoro?  Alto Casertano? Alta Terra di Lavoro? Liburia?

In un contesto storico mutabile e culturalmente indefinito, i Briganti di fine Ottocento, effigie e simbolo delle condizioni di vita dell’intero meridione, furono l’ultimo disperato tentativo di ribellione di popolazioni perennemente condannate a fame, patimenti ed emigrazione ma comunque tenacemente e romanticamente radicate al proprio territorio ed alla mescolanza di usi, costumi e linguaggi ereditati.

E’ questo il tesoro della terra di cui narriamo i fatti storici e le vicende quotidiane: un forziere di tante culture custodito, ancora oggi, tra vicoli e balconi, chiese, conventi e colline, signorotti e contadini, gendarmi e fuorilegge, serenate e bevute alla cantina, feste paesane, fedeli in processione e riti superstiziosi. Un labirinto di racconti sacri e profani attraverso i quali si snoda la storia di un popolo ancora senza volto e senza nome ma con mille radici ed identità, che soltanto attraverso la comprensione della sua natura potrà trovare una ragione d’essere, e non solo di esistere, tra i confini dell’attuale Lazio.

 

 

Contatti

 

Associazione Preta onlus

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Fulvio Cocuzzo

fulviococuzzo@libero.it 

sito web www.fulviococuzzo.it

 

Altri siti collegati:   www.ciociari.com     www.ilburattinaio.it