Nel 1927,
con l’istituzione della provincia di Frosinone si decise di
cancellare
dalla
cartina geografica la Provincia di Caserta e con essa l’Alta
Terra di Lavoro,
ossia quella striscia di territorio che da Sora passa per
Cassino ed arriva sino a Formia. Ma che cosa fu veramente
soppresso, nella zona settentrionale del casertano, dopo
quella decisione? Forse ben poco visto che per secoli, sin
dai tempi delle dominazioni romane, l’intera area fu terra
di frontiera e passaggio di truppe d’occupazione (Romani,
Bizantini, Goti, Longobardi, Normanni, Germanici, Aragonesi,
Spagnoli, Austriaci, Francesi. Borboni, Piemontesi,
Tedeschi, Inglesi ed Americani) che comandarono e
depredarono lasciando alle popolazioni locali soltanto
povertà, miseria ed abbandono.
Oggi
questa terra, dopo secoli di continue e diverse dominazioni,
resta senza tipicità culturali che possano caratterizzarla e
contraddistinguerla. La sua stessa denominazione, se andiamo
a ritroso nel tempo, resta avvolta in termini indefiniti e
poco significativi: Bassa Ciociaria? Lazio Meridionale?
Basso Lazio? ex Terra di Lavoro? Alto Casertano? Alta Terra
di Lavoro? Liburia?
In un
contesto storico mutabile e culturalmente indefinito, i
Briganti di fine Ottocento, effigie e simbolo delle
condizioni di vita dell’intero meridione, furono l’ultimo
disperato tentativo di ribellione di popolazioni
perennemente condannate a fame, patimenti ed emigrazione ma
comunque tenacemente e romanticamente radicate al proprio
territorio ed alla mescolanza di usi, costumi e linguaggi
ereditati.
E’ questo il tesoro della terra di cui narriamo i fatti
storici e le vicende quotidiane: un forziere di tante
culture custodito, ancora oggi, tra vicoli e balconi,
chiese, conventi e colline, signorotti e contadini, gendarmi
e fuorilegge, serenate e bevute alla cantina, feste paesane,
fedeli in processione e riti superstiziosi. Un labirinto di
racconti sacri e profani attraverso i quali si snoda la
storia di un popolo ancora senza volto e senza nome ma con
mille radici ed identità, che soltanto attraverso la
comprensione della sua natura potrà trovare una ragione
d’essere, e non solo di esistere, tra i confini dell’attuale
Lazio.